La scrittura indaga il dolore
e rende sopportabile la paura.
Il vuoto però ci osserva
ci interroga, divora, scruta,
e non ci dà tregua.
Le parole sono ossa nude,
tra memoria e presente,
tra un sé e l’altro,
spolpate tra caos e possibilità.
Chi non resiste scompare.
Chi resiste sostiene le macerie,
e affronta il senso senza fuggire.
Non c’è redenzione per nessuno.
C’è solo il coraggio di tentare
una nuova ontologia,
anche quando tutto intorno
sembra già spento.

